Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti in Padova

I percorsi del Guariento

domenica 1 febbraio 2009

Il ciclo degli affreschi Si offre subito al visitatore la parete ovest della sala, tutta affrescata dal Guariento, che costituiva il lato destro della Cappella privata dei Principi.

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Sala delle adunanze o del Guariento

Guariento di Arpo, "quondam Arpi de contrada Domi", era all’epoca un pittore molto affermato a Padova e a Venezia. La raggiunta maturità dell’artista e la sua forte personalità sono chiaramente espresse negli episodi biblici dipinti in continua sequenza, come appare nella fresca vivacità dei gesti e nei sentimenti irradianti dai volti dei personaggi.

Legato alla tradizione giottesca, non si sottrae anche ad influenze bizantine, come si nota in particolare nelle mistiche e longilinee figure degli angeli.

E’ quasi certo, secondo autorevoli pareri, che gli affreschi della Cappella, restaurati con grande perizia dal prof. Leonetto Tintori, siano stati eseguiti tra il 1349 e il 1354.

Non è invece suffragata l’ipotesi che le mirabili tavole a tempera raffiguranti le gerarchie angeliche, autentico capolavoro del Guariento, fossero disposte a crociera sul soffitto. Che decorassero la Cappella dei Principi è certo, ma non si sa bene in che modo. Ora si trovano, in gran parte, al Museo Civico e fra le altre, una alla Pinacoteca comunale di Arezzo (Angelo Principato) e un’altra al Fogg Art Museum di Cambridge, Mass., (Angelo Armato).

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Parete ovest

Gli affreschi sono disposti su due fasce, ciascuna sormontata da un fregio nel quale compaiono alcune scritte a caratteri gotici, in gran parte illeggibili, illustranti le scene dipinte.

Sottostante alle due fasce, uno zoccolo a finti riquadri marmorei su cui poggia una serie di archetti gotici decorati da fiorami. L’ampliamento settecentesco delle preesistenti finestre ha mutilato alcune scene delle due fasce.

Gli affreschi si susseguono nel seguente ordine: in alto, da sinistra verso destra: Noè benedetto dal Signore.

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Noè benedetto dal Signore

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Dopo il diluvio, Dio parlò a Noè e lo benedisse: "Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra…". (Genesi 9,2). Ecco dunque il patriarca Noè, divenuto il capo dell’umanità, inginocchiato in umile atteggiamento davanti a Dio, conscio dell’enorme responsabilità.

La scena è legata dalla figura sovrastante di Dio all’episodio che narra L’ebbrezza di Noè.

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Sinistra: Noè benedetto dal Signore Destra: L’ebrezza di Noé

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"Or Noè, che era agricoltore, cominciò a lavorare la terra e piantò una vigna. E, avendo bevuto del vino, s’inebriò e giacque scoperto nella sua tenda" (Genesi 9,21). Qui sono mirabilmente curati i più piccoli e significativi particolari narrati dalle Sacre Scritture: la vite che si arrampica morbidamente ad un angolo della capanna (che non è una tenda, ma piuttosto una costruzione classicheggiante), i due fratelli Sem e Jafet che si ritraggono rispettosi, coperti da un mantello, mentre Cam, gesticolando, dileggia il genitore. I colori sono vivi e bellissimi; l’architettura della capanna è rappresentata con grande sapienza.

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Fascia centrale

Parte centrale, tra le finestre : Colloquio di Abramo con i tre Angeli, "Or, avendo Abramo alzati gli occhi, vide tre uomini che gli erano vicini…"(Genesi 18,2). Si notino la solennità delle figure angeliche, l’allineamento delle teste inclinate, armoniosamente accompagnate dalla curva delle lunghe ali; l’espressione severa dei volti mentre viene dato ad Abramo l’ammonimento divino. E Abramo, fattosi piccolo e implorante, intercede per la salvezza della sua città.

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Particolare del colloquio di Abramo

Di seguito: Distruzione di Sodoma, "Allora il Signore fece piovere su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco dal cielo.." (Genesi 19,24). La scena è apocalittica : gli uomini, pervasi dal terrore, soccombono al giudizio divino; sulla città i due angeli.

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Distruzione di Sodoma - Particolare

Si noti la bellezza dell’architettura della città, ricca di merlature, di torri e torricelle, di archi e colonne, dove la prospettiva è espressa con grande precisione e sapienza. Il Guariento raggiunge qui una spiccata padronanza dei mezzi espressivi, sia nella linea, sia nel colore, rispetto alle opere del periodo giovanile; anche nel colore pastello degli edifici, egli esprime uno stile del tutto nuovo, originale.

Legata a questo episodio è l’interessante scena della Moglie di Lot, nipote di Abramo, trasformata in statua di sale, per essersi voltata indietro a guardare la sua città distrutta, mentre Lot e i famigliari fuggono da tanto sfacelo, "ma la moglie di Lot, essendosi voltata indietro, fu cangiata in una statua di sale" (Genesi 19,26). Si staglia sullo sfondo la gentile figura femminile, di un leggero colore grigio-azzurro, uniforme dalla testa ai piedi, e si ha quasi l’impressione che l’irrigidimento della sposa di Lot avvenga nel momento in cui la si guarda.

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Fuga di Lot. Moglie di Lot trasformata in statua

Segue Il sacrificio di Isacco "…Abramo vi eresse un altare… poi stese la mano e prese il coltello per immolare il suo figliolo" (Genesi 22,9-10. Qui sono espressi nella massima evidenza i sentimenti umani: si intuisce il dramma di Abramo nel suo gesto deciso, l’incredulità e il timore del piccolo innocente. Anche qui la pittura offre bellissimi particolari, come l’angelo salvatore e la barba fluente di Abramo.

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Il sacrificio di Isacco

A destra della finestra: la scena di Giacobbe e del figlio Giuseppe: a sinistra la figura pensierosa di Giacobbe (frammento) e subito dopo Giuseppe tratto dal pozzo dai fratelli e venduto ai mercanti, "… e mentre passarono quei mercanti, lo trassero dalla cisterna e lo vendettero per venti pezzi d’argento, a quegli Ismailiti…" (Genesi 37,28). La scena è ben espressa nella sua cruda realtà; si notino i volti avidi dei fratelli e la serena innocenza del giovane Giuseppe; si osservi il manto di Giuseppe a terra, intriso del sangue del capretto, dipinto magistralmente, ricco di morbide pieghe.

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Storie di Giuseppe
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Giuseppe tratto dal pozzo e venduto dai fratelli

Nella fascia inferiore, sempre da sinistra verso destra: dipinto non completamente recuperato raffigurante un Guerriero morente, forse Golia colpito da David,

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Guerriero morente

e , oltre uno spuntone roccioso, il giudizio di Salomone.

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Giudizio di Salomone

Subito dopo, nella parte centrale: episodio del Rapimento di Elia in cielo (frammento), "…Ecco un cocchio di fuoco e dei cavalli di fuoco… Elia salì in cielo in un turbine…" (4 Re 2,11). Gli angeli, ad ali spiegate, trascinano verso il cielo il carro fiammeggiante, ben rappresentato con toni di rosso vivo e oro.

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Rapimento di Elia in cielo

Al di là di un gruppo di macigni, posti magistralmente in evidenza dai chiaroscuri sapientemente distribuiti, ecco le storie dei tre fanciulli Sidrac, Misac e Abdenago. Nella prima: I tre fanciulli rifiutano di adorare l’idolo, malgrado le minacce di Nabucodonosor di gettarli nella fornace ardente, ".. il nostro Dio, da noi adorato, può liberarci della fornace di fuoco ardente e sottrarci, o re, al tuo potere…" (Daniele 3,17). Il Guariento ha rappresentato la scena con dovizia di particolari: le mani, i volti, gli atteggiamenti raccontano l’episodio; l’aerea architettura del tempio pagano si staglia con somma eleganza contro lo sfondo del cielo.

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Storia dei tre fanciulli (particolare)

Nella seconda: una delle scene più mirabili, I tre fanciulli nella fornace salvati dall’Angelo,"Ma l’Angelo del Signore era disceso nella fornace ed allontanava da essi la fiamma del fuoco della fornace" (Daniele 3,49). E’ ben evidente lo sconcerto del re Nabucodonosor, la massa ondeggiante e scomposta dei carnefici atterriti, in contrapposizione con la calma solennità dell’angelo e delle tre vittime che escono illese dalla fornace. Si notino anche qui la finezza degli ornamenti e la pastosità dei bellissimi colori.

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I tre fanciulli salvati dall’angelo

Di seguito: Giuditta decapita Oloferne, "… lo colpì due volte sul collo e gli troncò la testa" (Giuditta 13,10). Qui, il fatale gesto di Giuditta non arriva ad oscurare l’armonia dei colori della tenda e della veste della donna, veste elaborata, di stile medievale, la preziosità delle decorazioni sul letto di Oloferne; tutto perfettamente curato nei minimi dettagli, tutto estremamente armonioso; solo la sottile lama della spada sguainata ci riconduce alla tragicità dell’episodio.

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Giuditta ed Oloferne

Ad est della sala, ovvero di fronte agli affreschi appena descritti, sono esposti due dipinti a suo tempo salvati dalla demolizione (1779-80) della parete che costituiva il lato sinistro della Cappella.

Rappresentano: Adamo ed Eva davanti all’Eterno, "Dio creò l’uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio, li creò maschio e femmina" (Genesi 1,27). Si notino le espressioni realistiche dei volti dei personaggi, l’accuratezza del dipinto negli ornamenti della veste del Signore e nelle morbide chiome dei progenitori.

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Dio istruisce Adamo ed Eva

Poi, Giuseppe che interpreta i sogni del Faraone, "Ho fatto dei e non c’è chi li possa interpretare con molta saviezza". Giuseppe rispose. "Non io, ma Dio darà una risposta favorevole al Faraone" (Genesi 41,15-16).

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Giuseppe interpreta i sogni del Faraone

Sulle due pareti confinanti con questa, affiorano tracce di affreschi cinquecenteschi.

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Guariento: Gerarchie angeliche (ora al Museo Civico)

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