Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti in Padova

I tesori dell’Accademia

mercoledì 1 giugno 2016

Piano terra. Nelle due sale al pianterreno, dove trova dignitosa sistemazione la Biblioteca dei periodici italiani e stranieri dell’Accademia Galileiana, sono venuti alla luce affreschi trecenteschi di squisita fattura, attribuiti agli artisti della Bottega dell’Altichiero, valorizzati dalla scrupolosa opera di restauro del prof. Claucobenito Tiozzo nel 1963-64.

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Stemmi Carraresi nella Biblioteca

Nella prima sala, o "anticamera dei cimieri", spiccano su due pareti bellissimi affreschi "ad intarsio", raffiguranti il carro stilizzato, dipinto in rosso vivo, stemma della famiglia carrarese e l’elmo orientale con la testa del saraceno, simbolo proprio di Ubertino.

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Le mensole a protome umana che sormontano gli stemmi Carraresi

I due motivi, che si ripetono alternativamente, sono incorniciati da un gioco di linee geometriche intersecantesi e sormontati da un fregio di delicatissima fattura, di colore grigio-verde sfumato, rappresentante archi trilobati sostenuti da mensole a protome umana, fra leggeri tralci armoniosamente disposti. Sia gli archi, sia i volti delle figure sono in prospettiva: gli occhi guardano in tralice, con espressione severa o di stupore. In questa sala, o "aula curiale", nel 1349, alla corte di Iacopo II, fu introdotto Francesco Petrarca quale illustre ospite e consigliere del Principe.

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Affresco ad arazzo nella Biblioteca

Nella sala attigua, più piccola, o "camera dei carri", gli affreschi "ad arazzo" di elegante disegno, rappresentano anch’essi i motivi araldici dei Carraresi, su di un fondo giallo-oro antico e rosso, simile a una morbida stoffa, alternantisi in bell’ordine con delicati disegni di ramoscelli. Gli affreschi sono completati nella parte superiore da un’elegante cornice a mensole in fuga prospettica, di illusione architettonica, che, secondo autorevoli interpretazioni, sembra debba attribuirsi allo stesso Guariento, il quale, del resto, essendo ben informato sulla scienza della prospettiva, potrebbe aver fatto parte delle maestranze di pittori che lavoravano al palazzo di Ubertino.

Gli affreschi ora descritti sono opere ornamentali di squisita sensibilità cromatica, dal tono orientaleggiante.

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Bernardo Cesare. Pietre inquadrate
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Busto di Tito Livio

Dalla Biblioteca si accede al piano superiore tramite una scalinata dove è conservato il busto in gesso dello storiografo patavino Tito Livio ed è stata collocata la mostra permanente delle Pietre inquadrate di Bernardo Cesare. Questa esposizione svela, attraverso fotografie di sottili veli di roccia provenienti da diverse parti del mondo, il fascino microscopico e l’eleganza interiore a un qualsiasi comunissimo sasso, caratterizzato sia dalla geometria e dall’ordine rigoroso dello sviluppo minerale, sia dal caos e dall’irregolarità che definiscono i processi naturali di formazione ed evoluzione della Terra.

Primo Piano. Prima di giungere alla grande sala del Guariento, gioiello dell’Accademia, si percorrono due ampie stanze arredate con mobili settecenteschi.

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Sala dei Carri

La prima, per tradizione detta "Sala dei Carri" (probabilmente con riferimento allo stemma dei Carraresi) offre un accogliente benvenuto al visitatore, il quale ne può ammirare il bellissimo soffitto a cassettoni e la cornice perimetrale di affreschi “ad arazzo” che adornano la porzione superiore delle pareti con i motivi araldici dei Carraresi, posti su uno sfondo simile a una morbida stoffa (queste decorazioni sono presenti anche nella sala successiva).

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San Francesco di Sales, protettore dell’Accademia

Appena al di sopra della porta di ingresso si trova il seicentesco ritratto ad olio raffigurante S. Francesco di Sales (1567-1622), eletto patrono dei Ricovrati già dal 1673.

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Ritratto di Carlo Bettoni
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Ritratto di Melchiorre Cesarotti

Nella stanza si possono inoltre osservare: una carta acquarellata del territorio bresciano del pittore Leone Pallavicino (1597), donata dal socio Carlo Bettoni, una carta della città di Napoli, incisione a colori, disegnata da F. A. Rizzi-Zannoni nel 1790 e due ritratti ad olio di Carlo Bettoni e di Melchiorre Cesarotti, illustri soci del passato.

Di notevole pregio e, insieme agli ultimi due dipinti citati, recentemente restaurata grazie all’intervento conservativo donato dal Soroptimist Club di Padova (ottobre 2015), una grande pala raffigurante la Vergine Incoronata dal Padre e dal Figlio, sovrastante tre Santi e un "capitanio", opera del vicentino Alessandro Maganza, pittore molto attivo fra il ’500 e il ’600; è ipotesi che la pala si trovasse in origine sull’altare della Cappella carrarese.

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Alessandro Maganza. Incoronazione della Vergine

Nell’armadio accanto alla finestra, invece, è custodito il fac-simile del Breviario Grimani, splendida riproduzione del Breviarium secundum consuetudinem Romanae curiae, appartenuto al cardinale Domenico Grimani (1461-1523) e gentilmente donato all’Accademia dal Sig. Pietro Randi. Sul ripiano sottostante sono inoltre conservate le urne usate per le ballottazioni dei soci accademici, ossia le votazioni per l’ingresso dei nuovi soci in seno all’Accademia.

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Sala di mezzo

Nella seconda stanza, che costituisce oggi l’antisala alla sala Guariento possiamo invece osservare: un dipinto ad olio rappresentante S. Giuseppe che porta steso sulle palme il Bambin Gesù

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Modello per la realizzazione del recto della medaglia per i 400 anni dalla fondazione dell’Accademia
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Modello per la realizzazione del verso della medaglia per i 400 anni dalla fondazione dell’Accademia

e i modelli in gesso preparati da P. Perin utilizzati per la realizzazione delle medaglie in bronzo dorato coniate dalla Johnson di Milano in occasione dei 400 anni dalla fondazione dell’Accademia. Nel recto è raffigurato un volto di donna, la Sapienza, che sostiene un piccolo vassoio sul quale si legge la scritta: EST QVADAM PRODIRE TENVS; attorno, su anello, in incluso: ACCADEMIA GALILEIANA DI SCIENZE LETTERE ED ARTI 1999. Al verso profili di Galileo, Cornaro e Cremonini, in cartiglio la scritta: BIPATENS ANIMIS ASYLVM e nella parte bassa dell’anello lungo il bordo: 1599 – ACCADEMIA DEI RICOVRATI – PADOVA.

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Busto dell’Abate Toaldo
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Busto in gesso di Pietro Bembo

Ancora: un orologio a pendolo, donato da G. B. Rodella nel 1793; i busti in gesso di Carlo Bettoni, di Pietro Bembo (copia dell’originale sito nella Basilica del Santo), di Scipione Dondi dell’Orologio, del Pittore Migliara e quello dell’Abate Giuseppe Toaldo "Ricovrato", teologo e astronomo di chiara fama.

Ultime in ordine di arrivo, due tele ad olio donate dalla stessa pittrice, la Dott.ssa Maria Prelec Paccagnella, affisse il 5 aprile 2016. Si tratta di un dittico, non nato come tale ma andato formandosi nel corso dei decenni, di ritratti: un mezzobusto di Nicolò Copernico e uno del nostro più illustre socio fondatore, Galileo Galilei.

Lungo le pareti sono sistemate vecchie librerie contenenti parte dei periodici della Biblioteca.

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Sala del Guariento

L’arredo della Sala del Guariento, di stile neoclassico, opera di Giuseppe Jappelli, accademico, architetto ben noto per aver ideato e realizzato il Caffè Pedrocchi, è costituito essenzialmente da una "panca", sedile continuo semiellittico su pedana, sopraelevato al centro con i posti per i componenti della Presidenza. Di fronte si trovava, quasi a chiusura dello spazio riservato agli accademici, una piccola "panca", per gli interventi e un tavolo ovale, ora per necessità spostato verso la parete di fondo. E’ un disegno in cui risultano congiunte funzionalità, purezza geometrica con sobria, severa armonia.

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Giovanni Valle: pianta di Padova (1784)
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Stemma in cotto dell’Accademia dei Ricovrati. Sala del Guariento

Alla parete, sopra l’ingresso della sala, si può ammirare il disegno originale della Pianta di Padova del cartografo Giovanni Valle, che per primo si avvalse dei calcoli trigonometrici per le sue piante (prima di lui, queste erano disegnate "a volo d’uccello"). Il disegno in china e acquarellato a seppia, ultimato nel 1781 e successivamente (1784) inciso a Roma da Giovanni Volpato, fu donato all’Accademia dallo stesso Valle. Mentre, sulla parete retrostante i posti riservati ai componenti della Presidenza nella Sala del Guariento, si trova lo Stemma in cotto dell’Accademia dei Ricovrati.

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Lapidario. Rilievo funerario greco

Infine nel loggiato, a cui si accede dalle tre stanze appena illustrate, si può ammirare un braciere ottocentesco di rame, con manici in ferro, sostenuto da treppiede. Dal loggiato, ad ovest, si accede a due stanze oggi adibite a lapidario e ad archivio. Quest’ultimo custodisce il generoso lascito del fondo documentale donato all’Accademia da Silvia D’Ancona in memoria del padre Umberto D’Ancona, insigne zoologo e Presidente dell’Accademia(1957-1961), e della madre Luisa Volterra.

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Traghetto che collegava il palazzo dei Carraresi con la "Specola"

Un tempo partiva da qui un vero e proprio viadotto su 28 arconi chiamato “Traghetto”, merlato da ambedue i lati, che conduceva dal palazzo fino a nord della porta Tadi, collegandosi con le mura della città e con la Torlonga (oggi Osservatorio astronomico o la “Specola”). Quest’opera, che consentiva al Principe e alla sua famiglia di avere una via di fuga in caso di necessità, venne distrutta nel 1777 essendo considerata “fatiscente”.

Piano ammezzato.In occasione dei lavori di restauro dell’intero edificio, diretti con gran cura dall’ing. Alessandro Tambara (1964-66), sono comparsi antichi dipinti sulle pareti del piano ammezzato ora adibito ad uffici. I frammenti affioranti ripetono i motivi che si vedono a pianterreno nella sala grande della Biblioteca, e cioè gli archi trilobati, le teste, i tralci formanti il fregio sovrastante l’affresco ad intarsio; questo sta a dimostrare l’ampiezza e l’altezza della sala stessa, prima che se ne ricavasse il piano ammezzato.

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Decorazione tardo-gotica del ballatoio sopra l’entrata
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Particolare della decorazione tardo-gotica

Inoltre, sulle pareti del ballatoio sopra l’entrata, sono affiorati affreschi di diversa fattura (draghi, corone marchionali e bellissimi rosoni) tipici del tardo gotico, attribuibili al pittore Jacopo da Verona della fine del Trecento. Si deve aggiungere che, tra i "nuovi" motivi ornamentali, compare in una lunetta, anche l’elmo di foggia orientale con la testa del Moro, simbolo del primo Signore Gonfaloniere, cioè di Ubertino.

Anche questi affreschi, dai colori caldi e pastosi, furono restaurati, come quelli del pianterreno, dal prof. Claucobenito Tiozzo.

Nel 1973 sono stati annessi all’Accademia anche parte dei locali dell’ex palazzetto Anselmi, di architettura cinquecentesca, adiacente all’Accademia. Costruito sui ruderi della cinta muraria, lato sud, verso la Contrà del Duomo, conserva tracce di finestre medioevali e fini decorazioni sulle travi del soffitto di un ambiente del primo piano. Essi sono stati ristrutturati sotto la direzione dell’ing. Giorgio Baroni, socio dell’Accademia.

Questi nuovi locali, arredati convenientemente con mobili e librerie, sono oggi riservati al Consiglio di Presidenza dell’Accademia e bene si prestano ad una adeguata sistemazione di alcuni fondi della Biblioteca, che nella sua espansione abbisogna sempre di nuovi spazi.

Ricordiamo inoltre le complesse opere organiche riguardanti il recente restauro conservativo e messa a norma dei locali dell’Accademia (2000-2009), guidate dalla mano sapiente dell’Arch. Visentin, nella qualità di Socio Conservatore dell’Accademia. Restauro generosamente finanziato e reso possibile dal munifico intervento dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, a cui hanno contribuito il Comune di Padova, la Provincia di Padova e la Regione Veneto. Nel corso di tale intervento si sono rese visibili le rimanenze dell’intonaco settecentesco della Sala del Guariento e riportati allo splendore originale gli infissi e mobilio settecenteschi ed ottocenteschi delle varie sale.

Nello stesso arco temporale è stato effettuato il restauro conservativo degli affreschi del Guariento ad opera della Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici e Demoetnoantropologici di Venezia e sotto la direzione della Soprintendente Dottoressa Anna Maria Spiazzi.

Nelle opere di accurato restauro delle superfici affrescate si sono alternate le squadre guidate da Valentina Piovan, Antonio Bigolin e Francesca Crivellari.

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G.B. Rodella - Barometro e igrometro torricelliano (1793)
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Stemma dell’Accademia dei Ricovrati ora Galileiana

Sono ancora da ricordare, nell’Ufficio del Presidente, un barometro torricelliano e un igrometro, eseguiti da G.B. Rodella (1793), e il disegno dello scultore e socio Luigi Strazzabosco, che riproduce, con qualche tocco personale, l’emblema dei "Ricovrati" e dell’Accademia Galileiana. Lo stemma raffigura l’antro delle Naiadi di Omero (Odissea, libr. XIII, versi 125-137), con il motto, chiaramente allusivo al nome dei Ricovrati, tratto da un verso di Boezio: "Bipatens animis asylum". Una copia in cotto dello stemma trovasi nella Sala del Guariento.

Nell’atrio di accesso a questa nuova ala e agli uffici, si nota il busto di Andrea Cittadella Vigodarzere, letterato, poeta e patriota, senatore del Regno (1868), Segretario dell’Accademia, commemorato dall’abate G. Zanella nel 1876); il busto in marmo è opera dello scultore N. Sanavio. Accanto è affissa una lapide che ricorda la veneziana Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna laureata nel mondo (1678) e prima donna accolta nell’Accademia dei Ricovrati.

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Ingresso ala nuova

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