Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti in Padova

I tesori dell’Accademia

giovedì 17 settembre 2009

 Ingresso al piano degli uffic

Nelle due sale al pianterreno, dove trova dignitosa sistemazione la Biblioteca dei periodici italiani e stranieri dell’Accademia Galileiana, sono venuti alla luce affreschi trecenteschi di squisita fattura, attribuiti agli artisti della Bottega dell’Altichiero, valorizzati dalla scrupolosa opera di restauro del prof. Claucobenito Tiozzo nel 1963-64.

Anticamera dei cimieri: affresco ad "intarsio" Biblioteca : affreschi trecenteschi Nella prima sala, o "anticamera dei cimieri", spiccano su due pareti bellissimi affreschi "ad intarsio" , raffiguranti il carro stilizzato, dipinto in rosso vivo, stemma della famiglia carrarese e l’elmo orientale con la testa del saraceno, simbolo proprio di Ubertino .

Stemma dei Carraresi Camera dei carri

I due motivi, che si ripetono alternativamente, sono incorniciati da un gioco di linee geometriche intersecantesi e sormontati da un fregio di delicatissima fattura, di colo re grigio-verde sfumato, rappresentante archi trilobati sostenuti da mensole a protome umana, fra leggeri tralci armoniosamente disposti.

Sia gli archi, sia i volti delle figure sono in prospettiva: gli occhi guardano in tralice, con espressione severa o di stupore. In questa sala, o "aula curiale", nel 1349, alla corte di Iacopo II, fu introdotto Francesco Petrarca quale illustre ospite e consigliere del Principe.

Nella sala attigua, più piccola, o "camera dei carri", gli affreschi "ad arazzo" di elegante disegno, rappresentano anch’essi i motivi araldici dei Carraresi, su di un fondo giallo-oro antico e rosso, simile ad una morbida stoffa, alternantisi in bell’ordine con delicati disegni di ramoscelli. Gli affreschi sono completati nella parte superiore da un’elegante cornice a mensole in fuga prospettica, di illusione architettonica, che, secondo autorevoli interpretazioni, sembra debba attribuirsi allo stesso Guariento, il quale, del resto, essendo ben informato sulla scienza della prospettiva, potrebbe aver fatto parte delle maestranze di pittori che lavoravano al palazzo di Ubertino.

Gli affreschi ora descritti sono opere ornamentali di squisita sensibilità cromatica, dal tono orientaleggiante.

Primo Piano. Prima di giungere alla grande sala del Guariento, gioiello dell’Accademia, si percorrono due ampie stanze arredate con mobili settecenteschi. Sala dei CarriNella prima, per tradizione detta "Sala dei Carri" (probabilmente con riferimento allo stemma dei Carraresi) , si notano: un orologio a pendolo, donato da Giovanni Rodella nel 1793; un braciere ottocentesco di rame, con manici in ferro, sostenuto da treppiede; una carta acquarellata del territorio bresciano del pittore Leone Pallavicino (1597), dono del socio Carlo Bettoni; inoltre i busti in gesso di Tito Livio, di Carlo Bettoni, di Pietro Bembo (copia dell’originale sito nella Basilica del Santo) di Scipione Dondi dell’Orologio e del Pittore Migliara.

Ancora: due ritratti ad olio di Carlo Bettoni e di Melchiorre Cesarotti, illustri soci del passato;

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Vergine Incoronata pala di A. Maganza

una grande pala raffigurante la Vergine Incoronata dal Padre e dal Figlio, sovrastante tre Santi e un "capitanio", opera del vicentino Alessandro Maganza, pittore molto attivo fra il ’500 e il ’600; è ipotesi che si trovasse sull’altare della Cappella carrarese. Sulla stessa parete altro dipinto ad olio rappresentante S.Giuseppe che porta steso sulle palme il Bambin Gesù.

Busto dell'abate Toaldo Nell’altra stanza, il busto dell’Abate Giuseppe Toaldo "Ricovrato", teologo e astronomo di chiara fama; il ritratto ad olio, opera di pittore seicentesco, di S.Francesco di Sales, eletto patrono dei "Ricovrati" fin dal 1673, e una carta della città di Napoli, incisione a colori, disegnata da F.A. Rizzi-Zannoni nel 1790.

Lungo le pareti sono sistemate vecchie librerie contenenti parte dei periodici della Biblioteca.

Sala del Guariento L’arredo della Sala del Guariento, di stile neoclassico, opera di Giuseppe Jappelli, accademico, architetto ben noto per aver ideato e realizzato il Caffè Pedrocchi, è costituito essenzialmente da una " panca", sedile continuo semiellittico su pedana, sopraelevato al centro con i posti per i componenti della Presidenza. Di fronte si trovava, quasi a chiusura dello spazio riservato agli accademici, una piccola "panca", per gli interventi e un tavolo ovale, ora per necessità spostato verso la parete di fondo. E’ un disegno in cui risultano congiunte funzionalità, purezza geometrica con sobria, severa armonia.

Pianta di Padova del Valle (1784) Alla parete, sopra l’ingresso della sala, il disegno originale della Pianta di Padova del cartografo Giovanni Valle, che per primo si avvalse dei calcoli trigonometrici per le sue piante. (Prima di lui, queste erano disegnate "a volo d’uccello"). Il disegno in china e acquarellato a seppia, ultimato nel 1781 e successivamente (1784) inciso a Roma da Giovanni Volpato, fu donato all’Accademia dallo stesso Valle.

In occasione dei lavori di restauro dell’intero edificio, diretti con gran cura dall’ing. Alessandro Tambara (1964-66), sono comparsi antichi dipinti sulle pareti del piano ammezzato ora adibito ad uffici. I frammenti affioranti ripetono i motivi che si vedono a pianterreno nella sala grande della Biblioteca, e cioè gli archi trilobati, le teste, i tralci formanti il fregio sovrastante l’affresco ad intarsio; questo sta a dimostrare l’ampiezza e l’altezza della sala stessa, prima che se ne ricavasse il piano ammezzato.

Inoltre, sulle pareti del ballatoio sopra l’entrata, sono affiorati affreschi di diversa fattura (draghi, corone marchionali e bellissimi rosoni) ( tipici del tardo gotico, attribuibili al pittore Jacopo da Verona della fine del Trecento. Si deve aggiungere che, tra i "nuovi" motivi ornamentali, compare in una lunetta, anche l’elmo di foggia orientale con la testa del Moro, simbolo del primo Signore Gonfaloniere, cioè di Ubertino.

Affreschi trado-gotici

Anche questi affreschi, dai colori caldi e pastosi, furono restaurati, come quelli del pianterreno, dal prof. Claucobenito Tiozzo.

Nel 1973 sono stati annessi all’Accademia anche parte dei locali dell’ex palazzetto Anselmi, di architettura cinquecentesca, adiacente all’Accademia. Costruito sui ruderi della cinta muraria, lato sud, verso la Contrà del Duomo, conserva tracce di finestre medioevali e fini decorazioni sulle travi del soffitto di un ambiente del primo piano. Essi sono stati ristrutturati sotto la direzione dell’ing. Giorgio Baroni, socio dell’Accademia.

Questi nuovi locali, arredati convenientemente con mobili e librerie, sono oggi riservati al Consiglio di Presidenza dell’Accademia e bene si prestano ad una adeguata sistemazione di alcuni fondi della Biblioteca, che nella sua espansione abbisogna sempre di nuovi spazi.

Ricordiamo inoltre le complesse opere organiche riguardanti il recente restauro conservativo e messa a norma dei locali dell’Accademia (2000-2009), guidate dalla mano sapiente dell’Arch. Visentin, nella qualità di Socio Conservatore dell’Accademia. Restauro generosamente finanziato e reso possibile dal munifico intervento dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, a cui hanno contribuito il Comune di Padova, la Provincia di Padova e la Regione Veneto. Nel corso di tale intervento si sono rese visibili le rimanenze dell’intonaco settecentesco della Sala del Guariento e riportati allo splendore originale gli infissi e mobilio settecenteschi ed ottocenteschi delle varie sale.

Nello stesso arco temporale è stato effettuato il restauro conservativo degli affreschi del Guariento ad opera della Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici e Demoetnoantropologici di Venezia e sotto la direzione della Soprintendente Dottoressa Anna Maria Spiazzi.

Nelle opere di accurato restauro delle superfici affrescate si sono alternate le squadre guidate da Valentina Piovan, Antonio Bigolin e Francesca Crivellari.

Sono ancora da ricordare, nell’Ufficio del Presidente, un barometro torricelliano e un igrometro, eseguiti da G.B. Rodella (1793), e il disegno dello scultore e socio Luigi Strazzabosco, che riproduce, con qualche tocco personale, l’emblema dei "Ricovrati" e dell’Accademia Galileiana .

Stemma dell'Accademia dei Ricovrati ora Galileiana

Lo stemma raffigura l’antro delle Naiadi di Omero (Odissea, libr. XIII, versi 125-137), con il motto, chiaramente allusivo al nome dei Ricovrati, tratto da un verso di Boezio: "Bipatens animis asylum". Una copia in cotto dello stemma trovasi sulla parete sud del vano scale che porta alle sale del primo piano.

Nell’atrio di accesso a questa nuova ala e agli uffici, si nota il busto di Andrea Cittadella Vigodarzere, letterato, poeta e patriota, senatore del Regno (1868), Segretario dell’Accademia, commemorato dall’abate G. Zanella nel 1876); il busto in marmo è opera dello scultore N. Sanavio. Accanto è affissa una lapide che ricorda la veneziana Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna laureata nel mondo (1678) e prima donna accolta nell’Accademia dei Ricovrati.


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