Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti in Padova

Storia dell’Accademia

mercoledì 22 luglio 2009

 Vicende dell’Accademia

Per quanto riguarda l’origine prima delle accademie italiane, su cui influì certamente l’Umanesimo con la sua emulazione dell’antico, può essere discutibile la priorità di Padova rispetto, per esempio, a Firenze, ma sicuramente la nostra città può gloriarsi di avere una delle più antiche accademie a tutt’oggi ancora attiva.

Dall’anno della fondazione dell’ACCADEMIA DEI RICOVRATI per più di quattro secoli si sono succeduti nei lavori accademici centinaia e centinai a di soci: accanto a esponenti della cultura o della società padovana di non grande rilievo sono spesso personaggi illustri dello Studio, di altre città italiane o di nazioni straniere, il cui semplice elenco, che ci proponiamo di dare in preparazione di una trattazione più ampia, suggerisce un quadro di questa secolare istituzione di cultura.

Ritengo necessario, per far comprendere l’ufficio e l’importanza dei soci nella vita accademica, illustrare le cariche e le distinzioni in uso nei vari tempi. Il mutare dei nomi e delle funzioni spesso è anche il riflesso di avvenimenti importanti della storia e della cultura europea entro l’atmosfera più tranquilla di una consociazione cittadina.

A Padova non risulta che esistessero prima del 1540, anno in cui fu istituita quella degli Infiammati, alla quale molte altre ne seguirono di vita più o meno lunga. L’attuale fu fondata il 25 novembre 1599 dall’Abate Federico Cornaro nella sua casa in Riviera destra S. Sofia, oggi via Morgagni, presenti con lui altri venticinque uomini celebri di quel tempo, tra cui Galileo Galilei.

Approntate le necessarie leggi, venne scelta l’impresa (l’"Antro" omerico, ombreggiato dall’ulivo, con il motto "Bipatens animis asylum" tolto da un verso di Boezio), e alla nuova istituzione venne dato il nome: I RICOVRATI.

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Impresa accademica

Ciascun socio, poi, doveva presentare la propria impresa e darsi un nome accademico; a tal fine venne incaricato Galileo Galilei a disporre della forma degli scudi. Di queste imprese particolari non ci pervennero esempi, ma soltanto la descrizione di qualcuna (N. Crasso, L. PignoriA, R.degli Obizzi, ecc.). Ricorda il Beni che quelle di nobili veneziani, di protettori, di cardinali, ecc. erano "spiegate nella Sala dell’Adunanza tra ben cent’altre imprese piene d’ingegno".

Aperta ufficialmente l’Accademia il 9 gennaio 1600, ebbero subito inizio gli esercizi letterari, le cui dissertazioni, recitate in cattedra, venivano trascritte in un apposito "libro", purtroppo smarrito; ma dagli argomenti trascritti nei verbali delle adunanze si può dedurne il carattere e arguire che all’Accademia, oltre alle lettere e alle scienze, "molti bei punti di critica e di erudizione vi furon trattati" (G.Gennari, Saggio storico sopra le accademie di Padova, "Saggi scient. E letter. Dell’Accad. Di Padova", I, 1786, pp. XIII-LXXI).

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Giornale A

Ma, come spesso avveniva nella vita delle istituzioni accademiche, anche la nostra rimase nel suo primo secolo di vita più volte silenziosa.

Trasferitosi a Roma il fondatore, e mancando l’Accademia di una salda legislazione, il suo fervore gradatamente s’affievolì, finché nel 1609 venne a cessare qualsiasi attività. Un tentativo di rinnovamento da parte del fondatore avvenne nel 1609, anno in cui furono accettati gli accademici ZITOCLEI, ed ebbero luogo cinque adunanze pubbliche; altro tentativo si ebbe nel 1633, ma l’Antro accademico dopo un anno e mezzo di vita chiuse le sue porte, anche se in quel breve periodo molto fu operato; nel 1638 tornò a riaprirsi, ma per soli due mesi, finché nel 1645 Giorgio Cornaro vescovo di Padova la fece rivivere, riformandone le leggi (pubblicate nel 1647) e regolandone gli esercizi letterari. L’Accademia tacque ancora nel 1654 per altri sei anni, e alla fine del 1660 un ennesimo tentativo di riaprirla fallì dopo pochi mesi. Solo nel 1668 per opera del Capitanio di Padova Vettor Contarini, che ottiene dal Senato Veneto la protezione sovrana, una sede e un contributo annuale (decreto 30-3-1669), risorse a nuova vita, iniziando una periodo di fervida attività che si protrarrà per lunghi anni, anche per l’interessamento di alcuni nobili protettori (podestà e capitani della città e del doge Silvestro Valier) e la revisione delle vecchie leggi, che saranno ripubblicate nel 1697.

 Cariche e qualifiche dei Soci

La Banca Accademica (Presidenza) era formata da un Principe (Presidente), da due Consiglieri, il primo dei quali dal 1697 per legge doveva essere il principe uscente, con mansioni di cassiere, dal Sindaco o Contradditore (dal 1599 al 1731) con il compito di opporsi alla proposte da mettersi ai voti alfine potessero essere ben maturate le deliberazioni dell’Accademia, da due Censori, e più tardi da quattro (due per le scienze e due per la filologia), il cui ufficio era di esaminare e giudicare le composizioni, e dal Segretario. Essendo l’ufficio di questo assai gravoso, fin dai primi anni gli venne dato un coadiutore col titolo di Sottosegretario, ma considerata poco dignitosa tale carica per un accademico, nel 1647 l’Accademia determinò di assumere un soggetto con il titolo di Cancelliere.

I Soci, chiamati Ricovrati, non erano specificatamente classificati, anzi nelle adunanze, sia pubbliche che private, eccetto l’ordine di Banca, sedevano "senza alcuna osservazione di preminenza". Con la riforma delle leggi, sanzionata dal Senato Veneto nel 1730, gli accademici dovevano dividersi in benemeriti, aggiunti e ordinari, classificazione che, in effetti, dai verbali non risulta del tutto applicata.

Nelle riunioni pubbliche, cui partecipavano le maggiori autorità cittadine, dame e cavalieri, solitamente un accademico teneva dalla cattedra la sua "lezione", da altri due veniva poi trattato il "problema" su un tema prestabilito e, infine, altri accademici recitavano i loro componimenti poetici, mentre la musica serviva d’introduzione e di intervallo fra le varie "azioni" (Tartini e Vandini servirono a questo scopo per un ventennio); non mancavano i balli mascherati e l’offerta di copiosi rinfreschi.

A partire dal 1735 si ebbero una volta al mese delle adunanze di "letterario esercizio", "senza pompa di lumi e di sinfonia", con "lezioni di belle lettere e dissertazioni di scienze, conforme il gusto e la professione degli Accademici" e, nel 1750, fu stabilito che dette adunanze fossero alternativamente, una letteraria e l’altra scientifica "in maniera però, ne’ componimenti da recitarsi sempre vi fosse unità e relazione alle materie delle quali si prendesse a trattare" (Accad. Ricovr. Giorn. C, 39, 46-47, 176).

Nel 1750 si estinse l’ACCADEMIA DEGLI ORDITI "essendo stati [i suoi membri] quasi tutti aggregati all’accademia dei Ricovrati, nella quale continuarono a dare saggi dei loro talenti" (G.Gennari, Notizie storiche di Padova, ms. Biblioteca Civica di Padova, B.P. 116/3, pp. 801-810).

Ma, poco dopo, ridottosi lentamente il fervore accademico, ed avendo l’Istituzione implorato inutilmente dalla repubblica Veneta l’approvazione della riforma delle leggi, a poco a poco cessarono gli esercizi pubblici e privati, le ultime funzioni anniversarie del Santo protettore.

Nel frattempo, con ducale 10 settembre 1768, la Repubblica Veneta ordinava l’istituzione di una Accademia Agraria nelle principali città della terraferma; anche in Padova venne fondata nel 1769 L’ACCADEMIA di AGRICOLTURA, secondo un piano e uno statuto preparati dal prof. Pietro Arduino che venne nominato Consultor e Sopraintendenteperpetuo di detta istituzione. La nuova "Società Georgica" (talvolta così chiamata), sotto la tutela e la dei Provveditori sopra i Beni Inculti e Deputati all’Agricoltura, ottenne dal senato Veneto un contributo annuo per il suo mantenimento, sette campi di terreno entro la città (Orto Agrario) per gli esperimenti e, come per i Ricovrati, la Sala dei Giganti per le "riduzioni" private.

Nella riunione del 22 agosto 1769 venne eletta la prima Banca, formata da un Presidente, un Vicepresidente, due Consiglieri, due Censori, un Cassiere e, più tardi, da un Segretario e da un Cancelliere. Il corpo accademico era formato da Soci attuali, che dovevano risiedere in città, e da Onorari; questi, residenti nel territorio o in altre provincie, con gli stessi diritti degli attuali, avevano il dovere di far pervenire ogni anno all’Accademia le loro osservazioni e le loro esperienze.

Con decreto 18 marzo 1779 il Senato Veneto riuniva l’Accademia dei Ricovrati e quella di Arte Agraria in un solo corpo denominandolo ACCADEMIA DI SCIENZE LETTERE E ARTI. La nuova istituzione, governata e protetta dai Riformatori dello Studio di Padova, venne fondata allo scopo di creare, sull’esempio di altre celebri accademie d’Europa, un organo consultore per tutte le scienze che, in collaborazione con l’Università, proseguisse con maggiore vigore la sua azione scientifica e culturale: questo in rapporto a un programma di generale rinnovamento delle accademie nelle città di terraferma, promosso dalla repubblica in cui possiamo avvertire un indiretto impulso del rinnovamento culturale europeo. Dal numero degli accademici Ricovrati e dell’Agraria venne fatta la prima scelta dei membri, seconda una nuova classificazione: Onorari furono chiamati gli stranieri e quelli abitanti fuori Padova "distinti per grado eminente"; 24 Pensionari, scelti dal magistrato dei Riformatori dello Studio, divisi in quattro classi: 8 per la filosofia sperimentale, 5 per le matematiche, 5 per la filosofia speculativa e 6 per le belle lettere; 36 Associati, dei quali 12 abitanti in Padova (Urbani), 16 dello Stato veneto (Nazionali) ed 8 Esteri "distinti per fama ed accreditati per dottrina"; 24 Alunni abitanti in Padova, ognuno scelto da ciascun pensionario; i pensionari e gli associati, per poter tenere la corrispondenza con i vari paesi d’Europa, potevano proporre dei Corrispondenti. A questa categoria passavano gli associati e gli alunni che si trasferivano da Padova; Soprannumerari furono chiamati gli altri membri dell’Accademia dei Ricovrati e di quella Agraria non compresi nei primi quattro ordini. La Presidenza era formata da un Presidente; un Vicepresidente, che doveva essere il presidente scaduto o, in sua mancanza, l’ultimo uscito dalla presidenza; quattro Direttori di Classe; due Segretari (perpetui), uno per le scienze e uno per le lettere; un Cassiere.

Per circa un ventennio l’attività accademica si svolse regolarmente, anzi la fama della rinnovata istituzione si diffuse sempre più, anche fra le nazioni straniere, per merito dei suoi illustri soci, cui venivano affidati dalla Repubblica Veneta importantissimi studi e ricerche sopra l’agricoltura, la costruzione di ponti e strade, di idraulica, di macchine, ecc..

Caduta però nel 1797 la Repubblica Veneta, l’attività accademica subì un certo rallentamento, dovuto al susseguirsi dei mutamenti politici nelle nostre Province, ed all’allontanamento volontario o forzato dalla città dei più illustri accademici, alla scomparsa di altri non meno celebri, senza che l’Accademia potesse godere del suo originario diritto di sostituirli, e al progressivo peggioramento delle condizioni economiche, mancando l’annuo contributo già assegnato dalla Repubblica Veneta. Tuttavia, anche se l’istituzione non poteva svolgere regolarmente i suoi lavori, il fervore dei suoi membri attivi non venne mai a mancare, anzi essi continuarono a presentare le loro memorie e dedicarsi agli studi nell’interesse dello Stato senza che la loro opera fosse premiata dall’annua pensione decretata nel 1779. Solo nel 1807 il Governo Italico decretò un assegno di L.6.000 per il pagamento delle pensioni ai soci attivi (pensionari), per premi di incoraggiamento e per la pubblicazione delle più importanti memorie. Dopo quest’unica sovvenzione l’Accademia dovette sussistere e pubblicare i propri atti con le sole rendite derivanti dalle eredità di due soci, Carlo Bettoni e Alberto Fortis, dall’affitto di una casetta e da alcuni capitali dati a censo.

Con decreto 25 dicembre 1810 (art.17) Napoleone ordinava che le Accademie si denominassero Atenei sottoposti all’autorità dell’ISTITUTO REALE residente in Milano, il quale aveva anche una sezione in Padova. Nel 1811, a norma del detto decreto, l’ATENEO padovano presentava all’Istituto Reale un progetto di Regolamento organico, sulla base dello Statuto decretato nel 1779 ma con le modificazioni volute dalle correnti circostanze. Con il nuovo regolamento i soci pensionari si chiamarono Attivi e furono divisi in tre classi: 18 per la filosofia sperimentale, 9 per le matematiche e 9 per la morale e belle lettere; indeterminato era invece il numero degli Ordinari "distinti per gradi eminenti", dei Nazionali, "i più distinti del regno per cultura e dottrina", degli Esteri "distinti per fama e accreditati per dottrina fuori del Regno", dei Corrispondenti, "distinti per la loro dottrina e per le loro opere presentate alla Accademia", mentre gli Alunni non dovevano superare il numero di 24 e dovevano essere scelti "tra i giovani che si applicano con distinta diligenza e qualche ramo di scienza o di letteratura": essi potevano aspirare prima degli altri alla categoria degli Attivi, e se passavano ad abitare fuori Padova venivano annoverati fra i corrispondenti. Gli attivi, invece, che si trasferivano dalla città o chiedevano l’esenzione dai loro obblighi, venivano passati nella categoria degli Emeriti. La Presidenza era formata dal Presidente, un Vicepresidente, tre Direttori di classe, un Segretario, un Cassiere, un Archivista-Bibliotecario.

Col rientro in Padova degli Austriaci nel novembre del 1813, l’Accademia continuò a denominarsi ancora per qualche tempo Ateneo. Il 21 dicembre 1815 gli accademici rivolsero supplica a Francesco I imperatore d’Austria di accettare la dedica del primo volume dei "Nuovi saggi" e di poter fregiare del titolo di Franceschina la loro Accademia.

Lo Statuto del 1816, per quanto riguarda le classifiche dei soci, è in sostanza simile a quello presentato dall’Ateneo all’Istituto Reale nel 1811, con la differenza che i soci Nazionali residenti in Padova e che possedevano il titolo legittimo alla nomina di Attivi dovevano essere ballottati prima degli altri; gli Alunni meritevoli potevano essere confermati di tre anni in tre anni ed aspirare alla nomina di Nazionali od Attivi, se trasferitisi da Padova venivano nominati Corrispondenti qualora avessero letto all’Accademia qualche loro memoria. Due dovevano essere i Segretari, che si prestavano assistenza reciproca, e l’uno suppliva l’altro, ed erano perpetui come il Cassiere e l’Archivista-Bibliotecario.

Con la riforma dello Statuto nel 1826, i soci Attivi erano divisi in 4 Classi: 9 per le scienze fisiche, 9 per le scienze mediche, 9 per le matematiche e 9 per la filosofia e belle lettere; la loro nomina avveniva per concorso e successiva ballottazione; gli Onorari (numero indeterminato) presenti alle sedute potevano godere di tutte le prerogative dei soci Attivi; i Nazionali (numero indeterminato) erano ripartiti "secondo l’indole dei loro studi.. all’una o all’altra delle quattro classi"; gli Esteri non potevano superare il numero di 24 e gli Alunni dovevano essere quattro per ogni classe; questi ultimi, se meritevoli potevano essere promossi Corrispondenti. Il Consiglio accademico (o la Presidenza) era formato dal Presidente, il Vicepresidente, quattro Direttori di Classe, due Segretari (perpetui), uno per le scienze e l’altro per le lettere, il Cassiere e l’Archivista-bibliotecario (pure perpetui). Da quest’anno la nomina del Presidente avverrà ogni due anni.

Nello Statuto del 1838 si può rilevare la modifica del numero dei soci, la nuova denominazione di alcune categorie e la scomparsa di quella degli Esteri che passarono tra gli Onorari: 28 soci Ordinari (già attivi) divisi nelle solite quattro classi, 7 per ciascuna; a questa categoria potevano concorrere solo i soci Straordinari dimoranti in Padova; gli Onorari "illustri per dignità, per protezione di buoni studi e per diffusa rinomanza d’ingegno", se presenti alle sedute, potevano godere degli stessi diritti degli Ordinari come per il passato; gli Straordinari (già Nazionali) venivano scelti tra i sudditi del Regno Lombardo-Veneto e quelli abitanti in Padova erano ripartiti nell’una o nell’altra delle quattro classi. Come per gli Onorari, gli Straordinari e gli Emeriti, il numero dei soci Corrispondenti era indeterminato; ridotto invece a 12 il numero degli Alunni che rimanevano "partiti secondo i varii loro studi nelle quattro classi".

Con la riforma dello Statuto nel 1857 i nomi degli Emeriti venivano iscritti nella classe cui appartenevano dopo i soci Ordinari e, a partire da quest’anno, nel mese di luglio di ogni anno l’Accademia nominava due soci Ordinari come Revisori dei conti. Proprio verso la fine della dominazione austriaca, dal 1857, anno in cui l’Accademia modificava il suo Statuto, la Delegazione Provinciale di Padova accusava ripetutamente l’istituzione di avere arbitrariarmente usato del titolo di Imperiale Regia: infatti erano stati riconosciuti soltanto due Istituti di Scienze, Lettere ed Arti nel Regno Lombardo-veneto: quello di Venezia e quello di Milano. Ma la presidenza accademica, con un esposto documentato, giustificava l’operato dei predecessori e in pari tempo si rimetteva alle deliberazioni governative "tanto sulla legittimità del titolo di Imperiale regia, che sulla opportunità di toglierlo dalla porta dell’Accademia, ove esso da tanti anni sta scolpito ed esposto". Ma l’Anno successivo il Veneto venne riunito all’Italia e naturalmente la cosa non ebbe seguito. Il sodalizio tornò a denominarsi semplicemente ACCADEMIA DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI. Ancora una volta, per porsi in armonia dei tempi, l’istituzione nostra riformava lo Statuto sottoponendolo all’approvazione del Ministero all’Istruzione Pubblica, che lo sanzionava con decreto 5 novembre 1867, ottenendo così anche il riconoscimento dal Regno d’Italia e, successivamente, l’autorizzazione di premettere alla sua denominazione il titolo di REALE.

Col nuovo Statuto rimase invariato il numero degli Ordinari, non più divisi egualmente nelle quattro classi, ma "colla minore diseguaglianza possibile". Questi soci se lasciavano la città o non potevano soddisfare ai loro obblighi venivano trasferiti nella categoria dei Soprannumerari, senza diritto di voto, mentre nella categoria degli Emeriti venivano trasferiti gli Ordinari che avevano prestato per 30 anni "diligente servizio" all’Accademia: su domanda del socio, potevano bastare anche solo quindici anni per ottenere questa qualifica, "conservando tutti i diritti senza gli obblighi". Venivano eletti Onorari "i personaggi in grado di accrescere il decoro dell’Accademia"; Straordinari "gli italiani saliti in rinomanza per opere pubblicate"; Corrispondenti i dotti nazionali od esteri che avessero offerto loro produzioni o comunicato lavori inediti, ed Alunni dodici giovani dimoranti in Padova distinti "per ingegno, cultura ed amore agli studi", divisi egualmente fra le varie classi. La Presidenza o Consiglio accademico era formato dal Presidente, Vicepresidente, quattro Direttori di Classe, due Segretari, l’Amministratore-Cassiere e Archivista -Bibliotecario; del Consiglio accademico facevano parte anche i due Revisori dei Conti ma solo nella discussione ed approvazione dei resoconti finanziari. All’infuori del Consiglio furono istituite in seguito altre cariche a servizio dell’Accademia: nel 1874 il Notaio onorario e l’Avvocato onorario e nel 1876 l’Ingegnere onorario.

Dal 1779 al 1866 l’Accademia di Padova poteva considerarsi l’unico corpo scientifico che continuasse a sussistere, tenendo sempre aperte le sue porte a tutti gli studiosi che desideravano far conoscere il risultato delle loro ricerche; dopo l’unità nazionale sorsero nella nostra città molte altre associazioni alle quali molti soci dell’Accademia furono aggregati, a scapito delle presenze nelle adunanze accademiche, per cui si rese necessario nel 1883 riformare alcuni capitoli statutari onde assicurare il numero legale dei soci nelle votazioni.

Ma subito dopo, nel 1884, l’Istituzione per adeguarsi ai nuovi tempi dovette provvedere ad una radicale ristrutturazione del proprio ordinamento riformando ancora una volta lo Statuto, che può considerarsi il prototipo di quello oggi vigente. I suoi membri furono allora nuovamente classificati : gli Ordinari assunsero il nome di Effettivi e non potevano essere più di 30, divisi egualmente in sole due classi, anziché quattro: 1a Classe di scienze fisiche, mediche e matematiche, 2a Classe di scienze morali, letteratura ed arti belle; essi costituivano il Consiglio accademico ed avevano l’obbligo di presentare ad ogni biennio un proprio lavoro detto "penso accademico"; il socio effettivo, dopo di aver soddisfatto in vent’anni o più a dieci "pensi" accademici, dietro sua domanda poteva essere trasferito nella categoria degli Emeriti, conservando tutti i diritti senza alcun obbligo; il Consiglio accademico poteva dichiarare emerito anche il socio effettivo per avanzata età e celebrità acquistatasi; un numero illimitato di Onorari era composto da effettivi cessati per trasferimento di domicilio o per impossibilità di presentare ad ogni biennio il proprio "penso", e da dotti nazionali ed esteri; Corrispondenti venivano elette quelle persone che avessero offerto loro pubblicazioni o letto qualche loro lavoro all’Accademia: questa categoria di soci era costituita da 40 "residenti" (Padova e provincia) e da un numero illimitato di "non residenti" (nazionali ed esteri). Furono invece abolite le categorie dei Soprannumerari, degli straordinari e degli Alunni; gli appartenenti a queste tre categorie, eletti secondo lo Statuto precedente, conservarono la loro qualifica. Il Presidente e il Vicepresidente, scelti per turno dalle due classi, entravano in carica all’apertura dell’anno accademico e duravano un biennio, dopo di che il Vicepresidente veniva promosso a Presidente; i due Segretari e l’Amministratore-Cassiere duravano in carica tre anni ed erano rieleggibili. Prevedendo il nuovo Statuto il deposito del materiale bibliografico presso una delle biblioteche pubbliche di Padova, venne abolita la carica del Bibliotecario.

Cessata nel 1883 la pubblicazione dei "Nuovi Saggi" e nel 1884 la "Rivista periodica", da quest’anno ha inizio la pubblicazione di una nuova ed unica raccolta che si intitola "Atti e Memorie della R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti in Padova" contenente, oltre i lavori letti nelle adunanze accademiche, i resoconti delle discussioni.

Stabilendo il nuovo Statuto che gli autori delle memorie dovevano essere responsabili dei lavori pubblicati, veniva di conseguenza abolita anche la carica del "Censore", un tempo molto importante, specialmente fra i Ricovrati (Galileo coprì questa carica nel 1602).

Altre modifiche allo Statuto furono apportate in seguito: dal 1909 i soci effettivi non avranno più l’obbligo del "penso accademico" e la Presidenza si denominerà Ufficio di Presidenza; dal 1917 tutte le cariche accademiche e l’elezione del socio effettivo saranno confermate con Decreto Reale.

Dopo la guerra del ’15-’18 l’Accademia di Padova, riconosciutole il grado dei maggiori istituti scientifici nazionali ed ottenendo in seguito contributi dai Ministeri e dagli Enti locali, svolse un’attività scientifica veramente prodigiosa, continuata ininterrottamente fino agli anni più difficili della seconda guerra mondiale, anche se dopo il 1936 fu sempre più condizionata da nuove disposizioni governative. In questo periodo bandì concorsi (per una guida di Padova, per la pubblicazione delle opere del Ruzzante, sul problema idrico dei Colli Euganei, sull’Africa Orientale ecc.); tenne sedute speciali e solenni per celebrare date e uomini interessanti particolarmente la regione e la città (Centenario dell’Università, delle Osservazioni metereologiche in Padova, del Bembo, del pioniere dell’automobile Enrico Bernardi, di Paolo Veronese, delle Pandette di Giustiniano, di Vincenzo Bellini, Pergolesi, Erasmo da Rotterdam, Leopardi, Tito Livio, Galileo, Marsilio da Padova ecc.)e le commemorazioni di Carducci, D’Annunzio, Zanella ecc..

Nel 1933 l’Accademia proponeva al Ministero della Educazione Nazionale qualche modifica al proprio Statuto; il governo aveva però già predisposto una revisione degli statuti di tutte le Accademie, "allo scopo di coordinarne l’attività e di renderne più efficace il funzionamento", ma in effetti ciò significava un limite alla libertà imposto dal clima politico di quel tempo. Inoltre, conforme il decreto legge del 21.9.1933, un telegramma del Ministero della E.N. del 14 giugno del 1934 ordinava anche ai 31 soci formanti il consiglio accademico di prestare giuramento di fedeltà al Re, al Regime, allo Statuto, e alle leggi dello Stato, il Presidente nelle mani del Prefetto di Padova e i Soci Effettivi ed Emeriti nelle mani del Presidente. Ciascun giuramento fu redatto su carta bollata, firmato dal socio e controfirmato dal Presidente, da un Segretario e da due testimoni. L’unico che si rifiutò fu il prof. Giulio Alessio (già Ministro nell’ultimo governo democratico), che per questo motivo, con lettera del 13 dicembre successivo del Ministro in carica, veniva dichiarato "decaduto dal grado di socio effettivo", nonostante la giustificazione presentata dal Presidente "che per la tarda età, per l’autorità scientifica e per le alte cariche pubbliche coperte, sembrava a tutti i soci meritevole di riguardo".

Successivamente all’Accademia venne imposto il nuovo Statuto, approvato con decreto reale dell’11 ottobre 1934, ma una fitta corrispondenza tra l’Accademia e il Ministro dell’Educazione Nazionale, con proposte e controproposte, valse ad ottenere nel 1936 qualche modifica allo stesso Statuto, in considerazione anche dell’assorbimento della cessata ACCADEMIA VENETO-TRENTINO-ISTRIANA avvenuto in conformità del Decreto Reale 26 marzo 1936.

Con lo Statuto del 1936 veniva corretta innanzitutto la data dell’origine dell’Accademia (1599 anziché 1559); il numero dei soci Effettivi veniva portato a 36, e il socio effettivo benemerito per servigi prestati all’Accademia poteva essere trasferito nella categoria degli Emeriti; nella stessa categoria venivano trasferiti gli effettivi che, per motivi di salute o per tarda età non potevano partecipare alle adunanze; quelli invece che per motivi diversi, fra cui il trasferimento di residenza, non partecipavano per un triennio alle adunanze potevano essere collocati nella categoria, nuovamente costituita, dei Soci in soprannumero; il numero dei Corrispondenti nazionali doveva essere indeterminato e quello dei Corrispondenti stranieri non poteva superare la metà dei nazionali; venne invece abolita la categoria dei soci Onorari, mentre il Re Vittorio Emanuele III rimaneva Presidente onorario del Sodalizio, anche se non contemplato dallo Statuto. Il Presidente, il Vicepresidente e i Soci Effettivi venivano nominati con Decreto Reale e con tale decreto avvenivano i trasferimenti nelle categorie degli Emeriti e dei Soprannumerari; la nomina dei Corrispondenti invece, non poteva aver corso senza l’assenso del Ministro dell’Educazione Nazionale; Presidente e Vicepresidente dovevano prestare giuramento accademico nelle mani del Prefetto e i soci Effettivi nelle mani del Presidente. L’anno accademico veniva fissato dal 28 ottobre al 27 ottobre dell’anno successivo e le votazioni si dovevano fare non più segrete ma "per alzata e per seduta". I lavori presentati all’Accademia dovevano essere pubblicati in due distinti fascicoli, uno per le discipline morali e l’altro per quelle fisico-matematico-naturali: quest’ultimo con il sottotitolo "Continuazione degli Atti dell’Accademia Veneto-Trentino-Istrana".

Successivamente, nell’aggravarsi della situazione e della imposizione politica, un altro regio decreto del 5 settembre 1938 ordinava l’esclusione dei soci di razza ebraica dalle Accademie, e per effetto di questa deprecabile legge cessarono di far parte dell’Accademia un socio emerito, quattro effettivi e otto corrispondenti, con vivo rammarico, seppure non ufficialmente espresso, dei colleghi.

Poco dopo scoppiò la guerra, e fu uno dei periodi più gravi tra quelli di cridi che hanno travagliato l’antica Istituzione. L’Accademia si trovò dinanzi a notevoli difficoltà, soprattutto di ordine finanziario, essendole stati notevolmente ridotti i contributi; disposizioni superiori imporsero la limitazione delle pubblicazioni accademiche per l’economia della carta, oltre alle difficoltà per gli scambi con le altre istituzioni venne pressochè a cessare. Di qui la necessità di sospendere nel 1943 la pubblicazione degli "Atti e Memorie", anche perché, a causa dei bombardamenti, lo sfollamento dalla città non permetteva di indire riunioni; i bombardamenti dell’8 febbraio 1944 e del 4 gennaio 1945 inoltre danneggiarono la sede accademica.

Alla fine della guerra l’Accademia si trovava in uno stato di estrema povertà: "Evanescente il patrimonio, perché svalutava la moneta, inabitabile la sede per le avvenute incursioni aeree, ridotte le dotazioni e sovvenzioni a cifre irrisorie: tutto è perduto tranne il nome e l’onore. Abbiamo bussato a questa e a quella porta, ma non ci fu aperto. Solo la Università la materna Università ha spalancato per noi le sue sale migliori: sola promette ospizio e aiuto" (così il Presidente A. Ferrabino nel suo discorso inaugurale dell’anno accademico 1946-47).

Prima di affrontare i grossi problemi (restauro della sede, ripresa dei lavori con la stampa delle memorie, sistemazione della biblioteca ecc..) viene rinnovata la Presidenza e riorganizzato, col ricupero delle energie disperse, il corpo accademico, che nel frattempo s’era notevolamente impoverito per la scomparsa di parecchi valorosi soci.

L’1° marzo 1946, conforme il R.D.L. 20.1.1944, i soci radiati il 16 ottobre 1938 furono riammessi con tutti i diritti e coll’anzianità a loro spettante, mentre, con ordinanza ministeriale dell’8.8.1946, venivano radiati cinque soci corrispondenti accusati di eccessivo zelo fascista; qualche anno dopo, però, tre di essi (uno nel frattempo era scomparso) furono reintegrati nei posti precedentemente occupati essendo stati prosciolti da ogni accusa.

Nell’adunanza del 6 marzo 1949 il Sodalizio deliberava di mutare la sua denominazione in Accademia Patavina di Scienze, Lettere ed Arti ed approntava lo schema di un nuovo Statuto che venne approvato con Decreto del Presidente della Repubblica il 27 ottobre dello stesso anno. Lo Statuto, riformato secondo le esigenze dei nuovi tempi, stabilisce un numero fisso dei soci Corrispondenti: 70 nazionali e non più di 20 gli stranieri; fissa l’inizio dell’anno accademico al 1° di novembre; il Presidente e il Vicepresidente potranno essere rieletti per un altro biennio; ricompare la carica di Bibliotecario il quale farà parte, come nel passato, dell’Ufficio di Presidenza.

Ripresa la normale attività con maggiore vigore e riallacciati i rapporti di scambio, cessati durante la guerra, con le altre Istituzioni culturali italiane e straniere, l’Accademia promuove anche altre belle e fortunate iniziative, fra le quali sono da segnalare, in questo dopoguerra, alcuni importanti convegni organizzati da essa sola o insieme con l’Università (Agrario nel 1950, "Basi storiche e prospettive dello sviluppo di Padova" nel 1959, "Il metodo sperimentale in biologia da Vallisneri ad oggi" e "Giovanni Dondi dall’Orologio nel VI centenario della costruzione del suo astrario" nel 1964, e "I° centenario dell’unione del Veneto all’Italia" nel 1966); meritano di essere ricordate le celebrazioni centenarie di Beniamino Franklin, di Ovidio, del Goldoni, di Albertino Mussato, di Trasea patavino ecc.., nonché il concorso bandito nel 1959 per uno studio sull’architettura a Padova per onorare la memoria di Bruno Brunelli Bonetti.

Acquisiti alcuni locali sottostanti le sale accademiche, si rendeva necessario un radicale restauro (durato cinque anni) di tutto il complesso edilizio (ex reggia carrarese), compresi i pregevoli affreschi del Guariento, restauro che non solo ha ridato alla città un monumento di grande valore storico e artistico, ma ha permesso anche di recuperare il materiale librario, in deposito presso la Biblioteca Universitaria fin dai primi anni del ’900, di riordinarlo in sede e di renderlo accessibile al pubblico.

Recentemente, in considerazione del fatto che il numero degli uomini di cultura della città e del mondo universitario è di molto aumentato, il Consiglio accademico ha ritenuto di ampliare il proprio organico portando il numero dei soci Effettivi a 50 e di considerare in soprannumero i Corrispondenti nazionali non residenti nelle provincie venete. Lo Statuto è dunque quello del 1949, modificato per le ragioni suesposte agli articoli 7 e 14 (D.P.R. 4.3.1969). Con deliberazione del 5.5.1997 il Consiglio Accademico ha stabilito di ribattezzare l’antico sodalizio in Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti in Padova in onore del suo più illustre cofondatore nell’imminenza del compimento del IV secolo di vita dell’Accademia.

Formano dunque attualmente l’Accademia: il Corpo accademico, costituito di soci effettivi (non più di 80), Corrispondenti (non più di 100 i nazionali e non più di 20 gli stranieri), Emeriti e in Soprannumero (numero indeterminato), ripartiti egualmente in due classi: 1) di scienze matematiche e naturali; 2) di scienze morali, lettere ed arti; il Consiglio accademico, costituito dai soci Effettivi; l’Ufficio di Presidenza, costituito da un Presidente, da un Vicepresidente, da due segretari (uno per classe), da un Bibliotecario e da un Amministratore.

 Enti sostenitori dell’Accademia

- MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI
- REGIONE VENETO
- COMUNE DI PADOVA
- PROVINCIA DI PADOVA
- FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI PADOVA E ROVIGO
- BANCA ANTONIANA POPOLARE VENETA


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