La Reggia dei Carraresi
lunedì 2 febbraio 2009
Tra i discendenti di Luitolfo, si ricordano principalmente Iacopo I il Grande, eletto dal Comune "protettore, governatore e signore generale di Padova" (1318) e il nipote Marsilio, a lui succeduto.
La Signoria dei Carraresi iniziò il suo più glorioso periodo con Ubertino (cugino e amico fraterno di Marsilio), che, nel 1339, dopo aver liberato Monselice, ultima roccaforte degli Scaligeri, divenne "libero e generale Signore e Gonfaloniere del Comune". Egli seppe riportare ordine e pace nella città, fu restauratore delle opere pubbliche, portò a completamento la cintura esterna delle mura cittadine e con lui ebbe inizio un periodo di prosperità per i padovani.
Dopo la morte di Ubertino (1345) i Carraresi ressero il governo della città con Iacopo II, Francesco il Vecchio e Francesco Novello, fino al 1405, quando i Veneziani, non più loro alleati, occuparono il territorio padovano e li spodestarono definitivamente.
La Signoria aveva avuto la sua maggiore estensione nel Veneto e il suo maggiore splendore con Francesco il Vecchio; la città ospitò nei suoi ultimi anni il Petrarca e artisti famosi operarono nelle sue chiese e nella Reggia.
Seguirono, nel corso degli anni, modificazioni di gran parte degli edifici della Reggia, che divenne per secoli la sede del Podestà e del Capitano veneziani. Interventi radicali avvennero alla fine del Settecento, con la caduta della Repubblica veneta, per opera di Francesi, di Austriaci e anche di Italiani. La Loggia carrarese che si può ammirare passando per via Accademia, dietro al Liviano, è l’unica parte rimasta intatta dell’insieme architettonico fatto erigere da Ubertino, quale dimora degna del suo rango e della sua autorità. Il complesso degli edifici, confinante con la Contrà del Duomo, la Piazza dei Signori, con la Strada Maggiore (ora via Dante), cintato da mura, costituì una vera e propria "insula" nel cuore della città.
L’insieme dei palazzi si andò ampliando gradualmente: esso si arricchì di un corpo centrale, quadrato, a peristilio interno, chiaramente visibile nella pianta di Padova di Giovanni Valle (edita nel 1784), demolito nel 1820 per decisione del Comune di Padova, che vendetta all’asta le rosee colonne. Di questo corpo centrale rimane soltanto la grande Sala dei Giganti, annessa al Liviano, che era l’aula solenne del Signore per i ricevimenti.
La doppia Loggia dell’Accademia e le stanze adiacenti, che ancor oggi ammiriamo, e la cui costruzione terminò nel 1343, costituivano l’abitazione dei Principi; la Loggia formata da eleganti colonne di marmo veronese, delimitava per due lati un vasto spazio, detto "Praetto", confinante a ponente con la cinta muraria; nell’interno crescevano alberi e rigogliosa verzura; il lato est (di cui si notano solo le prime due colonne inferiori) collegava il palazzo di Ubertino con la Sala degli "Uomini Illustri".
Sul lato ovest, prospiciente l’attuale via Accademia, continuava la loggia "esterna" di Ubertino, precisamente nel luogo dove subito dopo la sua morte (1345), sotto il principato di Iacopo, si sentì l’esigenza di costruire un luogo devozionale, di preghiera e di raccoglimento, oltre che per la famiglia, anche per i numerosi ospiti, specie se prelati. La Loggia "esterna" fu allora chiusa e ridotta a Cappella , che il Guariento affrescò con le scene del Vecchio Testamento.
Dalle mura di ponente partiva, su 28 arconi, un vero e proprio viadotto (oggi in parte adibito a lapidario,) chiamato "Traghetto", alto nove metri da terra, largo tre, merlato da ambedue i lati, che conduceva dal palazzo fino a nord della porta Tadi, collegandosi con le mura della città e con la Torlonga (oggi Osservatorio astronomico o la "Specola"): di qui il Principe poteva vigilare e provvedere all’ordine pubblico, o avere sicurezza di scampo. Anche quest’opera, considerata "fatiscente", fu smantellata e distrutta nel 1777.
Dopo un secolo, nel 1877, l’architetto Camillo Boito, chiamato a costruire una scuola elementare, fu costretto a demolire un’ala della doppia Loggia del palazzo di Ubertino, nonostante le animate proteste di storici illustri, fra i quali Andrea Gloria
Nel corso degli anni, le mura di cinta vennero sostituite da case d’abitazione. Gli stessi "Ricovrati" decisero di abbattere una parete della Cappella privata per ingrandire la sala delle adunanze, distruggendo così una parte dei mirabili affreschi del Guariento.






